Vent’anni di Leader tra noi, uno strumento prezioso.

Per il cittadino qualsiasi il termine “Leader” dice ben poco, a meno che non gli si dia il significato che tutti conosciamo.


Se si parla di questioni europee, però, “Leader” diventa sinonimo di sviluppo delle aree rurali attraverso il finanziamento di progetti che interessano i settori dell’agricoltura, dell’ambiente, del turismo rurale,
dell’artigianato, dei servizi, della formazione ecc.

Da oltre vent’anni, grazie al Programma “Leader”, la cui prima edizione è targata 1990, Unione Europea, Stati Membri e Autorità Regionali stanno infatti attuando una strategia di sviluppo locale che pone al centro dell’attenzione le aree ruraali, che rappresentano il 90% del territorio della stessa Unione. L’iniziativa “Leader”, che nel frattempo si è evoluta, rappresenta dunque un’importante strategia di sviluppo del territorio elaborata dalle componenti locali del tessuto economico e sociale di una determinata area rurale. In altre parole, si tratta di una politica di sviluppo proposta, elaborata e attuata “dal basso” e non “calata dall’alto” , come purtropppo spesso avviene nelle politiche territoriali, ed è questa la straordinaria “novità” introdotta dal Programma europeo “Leader” oltre vent’anni fa.

Chi, infatti, può conoscere in profondità le problematiche e le necessità di una specifica area se non le componenti economiche e sociali che insistono su quel territorio? Per questo motivo l’Unione Europea, nell’ambito del programma “Leader”, ha previsto la creazione di una Rete di agenzie di sviluppo locale, denominate Gruppi di Azione Locale (GAL), che non solo rappresentano le forze economiche e produttive del territorio, ma soprattutto fungono da ideatori e attuatori di una specifica strategia di sviluppo locale. Vent’anni di Leader tra noi, uno strumento prezioso dal 1990 a oggi, negli Stati Membri dell’Unione Europea si sono succedute ben quattro edizioni del Programma “Leader” (1990-93; 1994-999; 2000-2006; 2007-2013; 2014-2020) che hanno visto protagonisti migliaia di GAL. Anche in “filosofia Leader”, nota come “strategia di sviluppo
bottom-up”, ovvero dal basso verso l’alto, che spesso ha contaminato positivamente anche altre politiche di sviluppo territoriale. Come detto, lo sviluppo di un territorio trova forza soprattutto se l’impulso arriva dal basso. Si è anche accennato al fatto che il rpgramma europeo “Leader” si è evoluto nel corso delle diverse edizioni che si sono succedute.

Finalizzata a promuovere lo sviluppo integrato e sostenibile delle aree rurali, anche l’attuale edizione 2014 – 2020 (nel frattempo confluita nel Programma di Sviluppo Rurale regionale, che rappresenta il principale strumento finanziario rivolto all’agricoltura e alle politiche di sviluppo rurale) si pone sulla scia delle esperienze attuate in passato. Oggi, gli obiettivi di “Leader”, pur con connotati diversi, sono ancora quelli di elaborare delle sinergie di sviluppo capaci di migliorare e di rendere più dinamiche e flessibili le aree ruralu europee, facilitando l’aggregazione delle diverse forze economiche, produttive e siciali. Strategie di sviluppo che assumono un’importanza ancor maggiore se investono un territorio che è ricerca di una propria identità, e deve necessariamente immaginare e praticare un nuovo paradigma di sviluppo. Il territorio invaso dal cemento, dagli scavi ambientali e da metallizzati.

E’ un territorio che ad oggi si affaccia alle possibilità date dall’agricoltura e dalla ruralità in termini importanti.
Un GAL che per la prima volta porta finanziamenti del LEADER, su comuni che devono necessariamente divenire apripista di una nuova logica progettuale e soprattutto essere in grado di rompere alcune logiche parziali e di interesse che non possono essere competitive nella scacchiera nel contesto europeo.
Oggi il GAL c’è, la possibilità che ci sia una nuova strategia di sviluppo passa attraverso scelte che vadano oltre il proprio orto e ragionino in termini di sistema.

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