Le buone pratiche dello sviluppo rurale nei siti natura 2000 ed altre aree rurali ad elevato valore naturale.

L’agricoltura  interessa circa la metà della superficie del vecchio continente. Ne viene – di conseguenza – una profonda riflessione sulla conservazione delle risorse naturali e sull’impatto antropico sul territorio, su cui nel 2017 pone l’accento Servadei delle politiche agricole.  


In un articolo illuminante apparso su Pianeta PSR l’analisi è interessante e verte su come l’attività umana abbia modellato sensibilmente il paesaggio dell’Europa, così a lungo e in forma così impattante, che la maggior parte della biodiversità naturale europea è legata alle attività agricole tradizionali e molte specie e habitat dipendono da una particolare gestione agricola.

Il 92% del territorio europeo è occupato da aree rurali e circa il 50% delle specie animali minacciate o in declino è dipendente dagli ambienti agricoli.


A margine di tale riflessione il collegamento diretto è con le due Direttive comunitarie “Habitat” (92/43/CEE) ed “Uccelli” (2009/147/CEE – ex 79/409/CEE) che hanno individuato nella Rete Natura 2000 aree rurali come Siti di Interesse Comunitario, SIC (in corso di trasformazione in Zone Speciali di Conservazione, ZSC) e Zone di Protezione Speciale, ZPS, indicando come “prioritari” anche habitat generati e mantenuti dalle attività agricole tradizionali, come ad esempio le praterie secondarie dell’Appennino.


Se la prima conferenza di Cork del 1996 aveva stabilito l’importanza del ruolo dell’imprenditore agricolo come presidio culturale, sociale e territoriale, la seconda conferenza sempre nel medesimo luogo ma due decenni dopo dal titolo “Una vita migliore nelle aree rurali”, svolta nel mese di settembre 2016, riprende le tematiche del primo incontro ampliando il discorso e proponendo nuove sfide: tra queste anche la lotta ai cambiamenti climatici.

Il punto 4 della dichiarazione di Cork 2.0 è: “Preservare l’ambiente rurale”. Parole d’ordine fondamentali in cui si rilancia il ruolo degli agricoltori nella conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale. La gestione del territorio ha un ruolo chiave nel rapporto tra cittadini e ambiente, le politiche devono così incentivare la fornitura di beni pubblici ambientali.


 “La gestione del territorio ha un ruolo chiave nel rapporto tra i cittadini e l’ambiente. Le politiche devono incentivare la fornitura di beni pubblici ambientali, tra cui la conservazione del patrimonio naturale e culturale dell’Europa. Questi beni consistono in una ricca varietà di habitat di flora e fauna e nel paesaggio, che dipendono in larga misura dai sistemi agricoli e forestali. Le misure volte a premiare la fornitura di beni e servizi pubblici ambientali dovrebbero riflettere la varietà delle circostanze locali. Il valore intrinseco dell’ambiente rurale offre vantaggi per lo sviluppo locale economico, l’eco-turismo, la vita sana, l’identità alimentare e i marchi, nonché la promozione della campagna per la ricreazione”. 


Nel 2017 a margine dell’articolo Servadei analizzava come molte aziende agricole avessero colto l’opportunità dello sviluppo rurale della Pac realizzando interventi per la conservazione della biodiversità, differenziando le proprie attività per proporre un’agricoltura basata sulla valorizzazione delle aree di pregio naturale.  Tuttavia e ciononostante richiamava sulla necessità di non fermarsi ai buoni risultati ma ponendo l’attenzione sulla necessità di stilare di buone pratiche utile anche come riferimento per le attività di formazione e scambio di esperienze tra aziende agricole, previste anche dalla Misura 1 dei PSR 2014/2020.

BUONE PRATICHE DELLO SVILUPPO RURALE NEI SITI NATURA 2000 ED ALTRE AREE RURALI AD ELEVATO VALORE NATURALE – REQUISITI DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE DELLE AZIENDE AGRICOLE

  • Tutela della biodiversità, ripristino e mantenimento di habitat e conservazione di specie selvatiche.
  • Partecipazione attiva alla gestione e valorizzazione dei siti Natura 2000 ed altre aree protette.
  • Interventi agro-climatico-ambientali e agricoltura biologica, pratiche agricole e forestali a basso impatto e utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari
  • Conservazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare e delle risorse genetiche in agricoltura.
  • Gestione delle risorse idriche, integrazione tra direttive Natura 2000 e direttiva quadro sulle acque 2000/60, manutenzione del reticolo idrografico minore.
  • Conservazione del paesaggio rurale
  • Salvaguardia del suolo e manutenzione del territorio
  • Risposta ai cambiamenti climatici e riduzione delle emissioni in atmosfera
  • Produzione ed utilizzo di energie rinnovabili
  • Modelli e forme innovative di multifunzionalità nella gestione dell’azienda agricola
  • Modalità di valorizzazione del capitale naturale, dei servizi ecosistemici e della presenza nel sito ad alto
  • valore naturale
  • Approcci collettivi, cooperativi e approcci innovativi alle problematiche ambientali
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